Sono entrambe potenze nucleari, hanno combattuto almeno tre guerre principali oltre a innumerevoli scontri armati minori, da decenni non riescono a mettersi d’accordo su una questione tanto geografica quanto strategica quindi profondamente geopolitica: il destino del Kashmir. Entro questa dimensione, ieri, è esplosa la tensione tra India e Pakistan. Tutto è iniziato quando, in tarda serata, l’India ha annunciato di aver condotto attacchi missilistici contro infrastrutture usate dai miliziani nel Kashmir controllato dal Pakistan, in particolare su nove siti definiti «campi terroristici». Secondo Islamabad, però, i razzi avrebbero colpito anche la regione del Punjab, abbattendosi su una moschea della città di Bahawalpur, su centrali elettriche e dighe. Con un post su X, il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha avvertito che «abbiamo tutto il diritto di rispondere con la forza a questo atto di guerra» e, subito dopo, le forze armate hanno abbattuto cinque jet indiani.

Risultato: almeno 26 civili hanno perso la vita in Pakistan e altre 12 persone sono morte in India. Quello avvenuto ieri in seguito all’operazione indiana Sindoor è il più grave scontro militare tra i due Paesi dal 1999. Ed è inevitabilmente legato al massacro di 25 turisti indiani e un cittadino nepalese avvenuto nella regione del Kashmir il 22 aprile scorso e rivendicato da un gruppo militante islamico, autodefinitosi Fronte della resistenza. L’India ha accusato il Pakistan di fiancheggiare i responsabili, ma Islamabad ha negato. Le accuse reciproche sono andate avanti per giorni, con l’India che ha messo in atto una serie di misure punitive declassando i rapporti diplomatici, sospendendo un trattato fondamentale sulla condivisione delle acque e revocando tutti i visti rilasciati ai cittadini pakistani. Per rappresaglia, il Pakistan ha chiuso il suo spazio aereo alle compagnie aeree indiane e sospeso gli scambi commerciali con l’India.

Il Kashmir si conferma uno dei nodi geopolitici più conflittuali al mondo. Innanzitutto, per la sua posizione geografica: è una porta d’accesso all’Himalaya, fa da cerniera tra Asia meridionale e centrale, è ricco di risorse idriche vitali per l’agricoltura e l’approvvigionamento idrico. Di riflesso, chi lo controlla ha una posizione dominante sui confini più sensibili. I conflitti per il controllo di quest’area risalgono al dodicesimo secolo, con le prime invasioni musulmane, e poi alle lotte imperiali tra Mughal, Durrani e Sikh del diciottesimo secolo.

Con la fine del dominio britannico, nascono due Stati: India (a maggioranza induista) e Pakistan (a maggioranza musulmana). Il Kashmir, regione a maggioranza musulmana ma governata da un maharaja induista, decide di unirsi all’India temendo possibili invasioni pakistane ma scatenando la prima guerra indo-pakistana (1947-1949). Nonostante il cessate-il-fuoco e la spartizione dei territori, l’India consolida il controllo sul Kashmir, alimentando però il risentimento pakistano. Islamabd prima trova appoggio nella Repubblica Popolare Cinese — che entrerà in guerra con l’India nel 1962 — e poi avanza nel Kashmir dando inizio, nel 1965, alla seconda guerra indo-pakistana, cui ne seguirà una terza nel 1971 per l’indipendenza del Bangladesh. In modo inedito per il mondo bipolare, Cina e Usa supportarono Islamabad, mentre l’Unione Sovietica si schierò a fianco di New Delhi.

La domanda che ci si pone oggi è dunque se e come un ipotetico conflitto tra queste due potenze nucleari possa modificare lo scacchiere internazionale di un mondo non più bipolare bensì multipolare e quindi più frammentato. Per l’India, mantenere il Kashmir significa confermarsi grande potenza peraltro adatta alla convivenza religiosa, mentre per il Pakistan, fondato come Stato per i musulmani del subcontinente indiano, esso rappresenta una “continuazione naturale” dell’identità nazionale. Nel frattempo, Usa, Cina e Russia hanno incoraggiato i due attori a risolvere l’escalation militare. L’Onu ha invece ribadito il messaggio più importante: «Il mondo non può permettersi uno scontro militare» .

L’Osservatore Romano – 7/5/2025